Le parole del Ministro degli Esteri della Russia, Sergej Lavrov, in merito alla guerra con l’Ucraina, i negoziati con gli Usa e la Nato.
Dopo una pausa durata appena tre giorni, la Russia ha ripreso gli attacchi aerei contro l’Ucraina. La tregua era stata concordata durante la missione degli inviati statunitensi, ma allo scadere del periodo di sospensione sono tornati a essere lanciati missili e droni contro Kiev e altre regioni del Paese. La nuova offensiva ha avuto ripercussioni anche sul piano della sicurezza europea, con la Polonia che ha innalzato il livello di attenzione nei propri cieli. Sul fronte internazionale, il Regno Unito ha annunciato nuovi finanziamenti destinati alla difesa aerea ucraina, mentre resta aperto il confronto diplomatico sul possibile percorso verso la pace.

Guerra Ucraina-Russia: la posizione di Mosca
Mosca sostiene di voler arrivare a una soluzione pacifica, pur ribadendo le proprie condizioni. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha spiegato che la Russia intende comunque raggiungere gli obiettivi militari che si è posta, aggiungendo però che preferirebbe farlo attraverso strumenti pacifici. Secondo Peskov, una svolta nei negoziati dipenderebbe da Kiev.
Lavrov su guerra e Kiev nella Nato
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha invece sottolineato positivamente il ruolo degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Secondo Lavrov, Washington avrebbe riconosciuto le “realtà sul terreno” e sarebbe contraria all’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Per Mosca, queste posizioni rappresenterebbero una base favorevole per continuare il dialogo.
A creare nuove tensioni è però il possibile coinvolgimento diretto dei Paesi europei nelle trattative. Peskov ha sostenuto che la partecipazione di Germania, Francia e Gran Bretagna potrebbe rendere più difficile il percorso negoziale. Gli inviati americani, durante la loro visita a Kiev di domenica, hanno infatti incontrato anche i consiglieri per la sicurezza nazionale dei tre Paesi europei.
Il portavoce del Cremlino ha accusato gli europei di fare, a differenza degli americani, “di tutto per non permettere che questa guerra finisca”. Una posizione che conferma le profonde divergenze tra Mosca, Kiev e le capitali europee sul modo di arrivare alla fine del conflitto.