Leonardo: “Non mi pento di essere passato dal Milan all’Inter”

L’ex trequartista brasiliano ha analizzato la situazione del calcio italiano: “A parte la Juventus, si è fermato a dieci anni fa“.

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L’ex calciatore e allenatore rossonero Leonardo ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del Sole 24 Ore, tornando sul suo passaggio all’Inter: “Al presidente Moratti, che ammiro e conosco bene anche per molte collaborazioni in progetti umanitari, risposi: ‘Lei sta scherzando, vero?!’. E poi, invece, in pochi mesi riuscii a costruire un’avventura meravigliosa. Non mi pento di nulla, di quel passaggio dal Milan all’Inter. Ci fu qualche polemica, ma credo che tutto sia risolto perché al Milan, pur non essendo stato io né Paolo Maldini né un leader assoluto, ho dato con costanza e questo mi viene riconosciuto. E aver gestot quelle polemiche mi ha cambiato come persona“.

Leonardo: “Mi pare complicato uno sviluppo del calcio italiano

L’attuale opinionista di Sky ha quindi parlato della situazione del calcio italiano e dell’arrivo di capitali stranieri: “L’Italia, a esclusione della Juventus dove programmano, progettano, si danno tempo e mettono soldi solo se ne vale la pena, si è fermata dieci anni fa. Il suo calcio funzionava, vinceva, c’erano le fortune dei Moratti, degli Agnelli, dei Berlusconi che permettevano alle famiglie di staccare assegni per avere i campioni più forti. Un management casareccio che poteva funzionare negli anni Ottanta o Novanta; le squadre come la seconda azienda di grandi gruppi. E nessuno che guardasse avanti, l’Italia era autosufficiente, ma gli stadi sono obsoleti e manca una struttura politico-organizzativa. Mentre Inghilterra, Germania, Real Madrid e Barcellona si sono date regole e modelli, hanno canalizzato i soldi delle tv e soprattutto hanno sviluppato da anni avvolgenti politiche di marketing negli altri continenti a caccia di nuovi tifosi e ricavi milionari. Mi pare complicato immaginare uno sviluppo del calcio italiano sugli investimenti stranieri: se si mettono soldi, anche tanti, sui giocatori ma non c’è organizzazione, si va poco lontano“.