Morte Daphne Caruana Galizia, prima condanna a 15 anni per uno dei principali indagati.

LA VALLETTA (MALTA) –  Prima condanna per l’omicidio di Daphne Caruana Galizia. Come riportato da La Repubblica, Vincent Muscat è stato condannato a 15 anni per la morte della giornalista. Secondo quanto riferito dai media locali, l’imputato in questi mesi ha collaborato con le autorità per vedersi ridurre la pena, dopo essersi visto rifiutare la richiesta di grazia.

Nelle prossime settimane saranno giudicate anche le altre persone sul banco degli imputati. Si tratta dei due uomini giudicati esecutori materiali della morte di Caruana Galizia. Una vicenda che ha fatto molto discutere anche a livello internazionale. E la prima condanna è un passo avanti per dare giustizia alla cronista.

L’omicidio

L’omicidio della giornalista è avvenuto ad ottobre 2017 a Mosta, una cittadina vicino alla capitale La Valletta, la giornalista Daphne Caruana Galizia. La cronista si trovava nella sua auto quando improvvisamente un’esplosione non le ha lasciato scampo.

Tribunale Corte Costituzionale
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Il premier Muscat: “Attacco barbaro”. La giornalista aveva ricevuto minacce di morte qualche giorno fa

Daphne Galizia era una giornalista molto conosciuta nel mondo  per la sua attività di anti-corruzione rivolta al governo maltese. La cronista 15 giorni prima dell’omicidio – riverivano i media locali – aveva depositato una denuncia dopo aver ricevuto minacce di morte. Subito dopo l’attento il premier maltese Joseph Muscat ha condannato il gesto: “Tutti sanno – dichiara – quanto Galizia fosse critica nei miei confronti, ma nessuno può giustificare questo atto barbaro“. Nel suo intervento ha anche confermato come ad uccidere la giornalista investigativa è stata un’autobomba che ha causato l’esplosione.

Secondo quanto hanno raccontato i media locali la reporter si era appena messa in macchina quando è avvenuto lo scoppio. Uno dei figli avrebbe udito l’esplosione chiamando subito i soccorsi. Galizia aveva lavorato ai MaltaFiles, l’inchiesta internazionale che indicava Malta come “lo Stato nel Mediterraneo che fa da base  pirata per l’evasione fiscale nell’Unione Europea“.


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