È morta la campionessa paralimpica Marieke Vervoort. Ha scelto l’eutanasia dopo anni di battaglia contro una malattia degenerativa.

È morta Marieke Vervoort, campionessa paralimpica vincitrice della medaglia d’oro nei cento metri e di una medaglia d’argento nei duecento metri alle Paralimpiadi di Londra. Anche nel 2016 a Rio andò a medaglia vincendo il bronzo nei cento metri e l’argento nei quattrocento metri.

Morta Marieke Vervoort, campionessa paralimpica e vincitrice di una medaglia d’oro

Affetta da una malattia degenerativa, la Vervoort è morta a quarant’anni scegliendo l’iter dell’eutanasia. La ragazza aveva deciso di firmare i documenti nel 2008, prima dei suoi grandi successi sportivi. Sulla pagina Facebook della Vervoort decine di utenti tra ammiratori e familiari hanno voluto lasciare un messaggio di cordoglio esprimendo il proprio dolore per la scomparsa della donna.

La malattia degenerativa muscolare: una battaglia iniziata all’età di quattordici anni

Quando aveva quattordici anni, alla Vervoort fu diagnosticata una malattia muscolare degenerativa. Sarebbe riuscita a battersi per anni contro la sorte avversa e la malattia, sarebbe diventata un esempio per migliaia di persone meno fortunate costrette a vivere in sedia a rotelle. Poi ha deciso di correre l’ultima corsa, l’ultimo dolce sprint. La decisione della campionessa paralimpica ha ovviamente avuto una notevole risonanza mediatica.

La gente piangerà ma voglio ringraziare per la vita che ho avuto, per il fatto che ora sono felice, sono in pace“, aveva dichiarato Marieke in un’intervista rilasciata tre anni fa, quando aveva deciso di procedere con l’eutanasia, che in Belgio è legale dal 2012.

Perchè vaccinarsi contro l'influenza? Pro o contro

TAG:
belgio esteri evidenza marieke vervoort sport

ultimo aggiornamento: 23-10-2019


Saint-Raphael, arrestato l’uomo asserragliato in un museo. La minaccia scritta sulla facciata: “sarà un inferno”

Migranti, scontro tra la nave della Guardia Costiera e un barcone: morto un bimbo siriano. Curdo si dà fuoco davanti all’Unhcr