Il futuro di Sigfrido Ranucci resta un rebus. Dalla posizione del giornalista alla conduzione di Report e il destino in Rai.
Il futuro di Sigfrido Ranucci in Rai resta al centro del dibattito proprio mentre l’azienda valuta quale sarà il suo prossimo ruolo e il destino della trasmissione Report. Il giornalista, intervenuto a Cerveteri prima di una tappa del tour “Diario di un trapezista”, ha fatto capire di non considerare un eventuale ridimensionamento o trasferimento ad altre testate come una prospettiva accettabile.

Ranucci-Rai: cosa filtra sul futuro
“Restare a Report? Non credo sia questa l’intenzione della Rai”, ha dichiarato Ranucci, ricordando che non sarebbe la prima volta che viene ipotizzato un suo allontanamento. Secondo il giornalista, spostarlo dalla trasmissione d’inchiesta significherebbe anche rinunciare all’esperienza maturata nel programma. “Se sposti Sigfrido Ranucci” perché non lo ritieni adatto a Report, si chiede, “che fai, vai a formare altri 100 Sigfrido Ranucci per poi spostarli dopo che li hai formati?”.
Sul suo futuro, Ranucci preferisce attendere le proposte concrete prima di prendere una decisione. “Vediamo quali sono le offerte che faranno e farò le mie valutazioni”, ha spiegato, aggiungendo di non voler tornare indietro dopo il percorso compiuto. Nel suo ragionamento ha ricordato anche le difficoltà affrontate dalla sua famiglia, compresa la bomba esplosa sotto casa. Con ironia ha poi commentato l’ipotesi di un incarico diverso: “Forse c’è uno spazio informativo dentro Sanremo? Però la vedo dura”.
Ranucci ha inoltre ripercorso alcuni momenti della sua carriera nei quali, a suo dire, sarebbe stato messo in discussione il suo ruolo. Ha citato il 2000, quando ritrovò l’intervista di Paolo Borsellino, l’inchiesta su Fallujah del 2005 e la vicenda dell’Autogrill.
Il destino di Report e il caso Lavitola
Quanto a Report, il giornalista ha sottolineato il valore della squadra che lo compone e la sua lealtà verso la trasmissione e il pubblico. Ranucci ha detto di essere nato professionalmente in Rai e di aver desiderato concludere lì la propria carriera, continuando a condurre e a far crescere il gruppo di lavoro.
Nonostante la situazione, il giornalista si è definito “tranquillissimo” e con la coscienza a posto. Ha ricordato i suoi 35 anni in Rai, il percorso iniziato come assistente e l’assenza, secondo quanto affermato, di sponsor politici o sindacali. Ha citato anche i numerosi procedimenti affrontati nel corso della carriera e il ruolo di Report nel panorama dell’informazione Rai.
Infine, parlando dell’attentato e di Valter Lavitola, ritenuto dai magistrati il mandante e attualmente in carcere, Ranucci ha spiegato di aver sempre denunciato i rischi che riteneva concreti. Per quanto riguarda ciò che sa sulla vicenda, ha precisato che preferisce riferire agli inquirenti, “per rispetto ai magistrati”.