Lutto in Italia per il mondo del calcio e non solo. Addio a Sandro Mazzola, storico ex calciatore dell’Inter e della Nazionale.
È arrivata poco dopo la mezzanotte la notizia della morte di Sandro Mazzola, che a novembre avrebbe compiuto 84 anni e che da tempo era malato. Con lui se ne va una delle figure simbolo dell’Inter e di una stagione irripetibile per il calcio italiano. Figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino morto nella tragedia di Superga, Sandro riuscì a trasformare il peso di quel cognome in una carriera straordinaria, diventando a sua volta un campione indimenticabile.

Sandro Mazzola: l’annuncio della morte
A confermare la morte di Sandro Mazzola è stata l’Inter tramite un comunicato ufficiale apparso sul sito: “FC Internazionale Milano, il suo presidente Giuseppe Marotta, il Vice President Javier Zanetti, l’allenatore Cristian Chivu e il suo staff, i calciatori e tutto il mondo Inter si uniscono con profonda commozione al cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra e del calcio mondiale e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”.
E ancora: “La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia, l’ha scritta per davvero, in maniera indelebile e senza precedenti?
E poi si fa fatica, attanagliati da una malinconia che è già presente e che non ci lascerà, perché ci sembra di vederlo ancora qui, tra la sede ed Appiano, a ricordare di Puskas, di Herrera, di Suarez e Corso, un aneddoto dietro l’altro subito da mischiare con l’attualità, la voglia di Inter accesa negli occhi, di parlare di Lautaro e della nostra Inter, quella di adesso, quella di sempre.
Sandro Mazzola è stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra. Lui è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito. Sulle spalle un fardello pesante, il ricordo di un papà che pareva invincibile. Nel destino, due leggendari nerazzurri che di fatto lo cresceranno, accompagnandolo nel percorso della storia. Una sola maglia per tutta la vita, un solo sogno […]”.
“[…] Brillava in campo, brilla anche ora, la stella del baffo. Che, come spesso ha raccontato, aveva un solo, ultimo, desiderio: “Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1. Lo faremo, Sandro”.
La carriera tra campo e post ritiro
Le sue qualità furono notate da Benito Lorenzi, il celebre attaccante nerazzurro soprannominato “Veleno”. Mazzola entrò così nella Primavera dell’Inter, dove ebbe come guida Giuseppe Meazza, prima di arrivare in prima squadra sotto la gestione di Helenio Herrera.
Il debutto in Serie A è legato a una delle partite più particolari della storia del calcio italiano. Il 10 giugno 1961, per protesta, Angelo Moratti ordinò di mandare in campo la formazione Ragazzi contro la Juventus. I bianconeri vinsero 9-1, ma il diciottenne Mazzola trovò comunque il modo di lasciare il segno, realizzando su rigore la sua prima rete nel massimo campionato. Herrera decise quindi di puntare stabilmente su di lui, accompagnandone la trasformazione da centravanti atipico a centrocampista offensivo tecnico e dotato di grande visione di gioco.
La sua avventura con l’Inter durò fino al 1977 e si chiuse con la finale di Coppa Italia persa contro il Milan. In maglia nerazzurra totalizzò 572 presenze e 162 gol, conquistando 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.
Anche con la Nazionale fu protagonista. Esordì il 12 maggio 1963 contro il Brasile di Pelé, segnando su rigore. Dopo il Mondiale del 1966, entrò nel nuovo ciclo azzurro guidato da Ferruccio Valcareggi, diventando protagonista della celebre “staffetta” con Gianni Rivera. Insieme conquistarono l’Europeo del 1968 e arrivarono alla finale del Mondiale 1970, dopo il memorabile 4-3 contro la Germania Ovest. Mazzola chiuse il percorso azzurro dopo il Mondiale del 1974 con 70 presenze e 22 gol.
Dopo il ritiro continuò a lavorare nel calcio, anche come dirigente dell’Inter. Tra le operazioni più ricordate c’è l’ingaggio di Ronaldo “Il Fenomeno” nell’estate del 1997, uno dei colpi rimasti nella memoria dei tifosi nerazzurri.