Forti pressioni sui governi mondiali, al fine di sconvolgere il settore dei taxi e imporsi come leader. Lo scandalo Uber.

La mira sarebbe quella di diventare i leader incontrastati nel settore dei trasporti. È questo quanto emerge dai cosiddetti Uber Files, oltre 124mila documenti confidenziali interni a Uber, tra cui oltre 83mila email, sms, presentazioni, che il quotidiano inglese The Guardian, insieme a un consorzio di giornali internazionali, ha potuto visionare in anteprima. La news dilaga in Italia, solo quando i tassisti iniziano a minacciare scioperi contro l’articolo 10 del Ddl Concorrenza, accusato di “delegittimare il settore a favore delle multinazionali”, tra cui proprio Uber.

Emmanuel Macron
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Lo scandalo Uber

La documentazione in questione si lega al periodo compreso tra il 2013 e il 2017, quando cioè a capo della start up Uber, c’era Travis Kalanick. Lo scandalo avrebbe svelato un costrutto di lobby e pubbliche relazioni, organizzato dalla società per tentare di ottenere l’appoggio politico più influente del momento.

Le cifre investite a questo scopo sono importanti: nel solo 2016, Uber avrebbe investito 90 milioni di dollari per attività di lobbying e relazioni pubbliche.

Tra i dettagli più importanti, appare il coinvolgimento del presente francese Macron: quando era ministro delle Finanze avrebbe “segretamente aiutato Uber a fare lobbying in Francia”, scrive il Guardian, sottolineando che allora permise “a Uber accesso frequente e diretto a lui e al suo staff”.

Pare inoltre che dai file, risulti che Uber avrebbe provato a fare lobbying anche sull’attuale cancelliere tedesco Olaf Scholz, ai tempi sindaco di Amburgo.

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ultimo aggiornamento: 11-07-2022


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