Nel Pacifico rimane lo stato d’allerta per la tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord. Le altre potenze provano la strada della mediazione

Non si placano gli animi tra Washington e Pyongyang. Dopo le continue provocazioni della Corea del Nord con i test missilistici nel Mar del Giappone e la dura presa di posizione di Trump, nel Pacifico si respira un’aria di forte tensione. Il vice-presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, ha visitato la zona demilitarizzata coreana, ribadendo la forte alleanza con Seul e che tutte le opzioni sono sul tavolo, anche perché il tempo della pazienza strategica è finita. In ogni caso, il segretario di Stato americano ha avuto un colloquio con il ministro degli Esteri di Pechino.

Scontro Stati Uniti-Corea del Nord

Il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ha detto alla Cnn: “Spero che sia possibile una soluzione pacifica con la Corea del Nord ma deve però comportarsi bene“. In risposta, il regime di Pyongyang ha affermato: “C’è il rischio di una guerra nucleare improvvisa – ha detto l’ambasciatore all’Onu, Kim In Ryong –,gli Stati Uniti disturbano la pace e la stabilità globale, insistendo in una logica da gangster“.

La difficile mediazione

Spettatori interessantissimi della vicenda, Cina e Russia, le quali non avrebbero alcun vantaggio da una eventuale escalation tra Stati Uniti e Corea del Nord. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechini, Lu Kang, ha esortato tutti a riprendere il dialogo multilaterale per tornare a un tavolo negoziale e trovare una soluzione pacifica. Alla Cina fa eco la Russia che ha avvertito gli Usa di non lanciare un attacco unilaterale. “Non accettiamo le spericolate iniziative missilistiche di Pyongyang che violano le risoluzione dell’Onu – ha spiegato il ministro degli Esteri Lavrov – ma questo non significa che si possa violare il diritto internazionale. Spero che non ci siano iniziative unilaterali come quella vista di recente in Siria“.

ultimo aggiornamento: 18-04-2017


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