Crisi del ‘nuovo governo’. C’è distanza tra Pd e Movimento 5 Stelle. Il sì di Zingaretti a Giuseppe Conte non risolve tutti i problemi.

Dopo aver passato quasi una settimana a discutere sul nome di Giuseppe Conte, Pd e Movimento 5 Stelle hanno scoperto che c’è parecchia distanza anche sulle idee, sui programmi e sui contenuti. Più distanza di quanto immaginassero i pontieri.

Sergio Mattarella e Nicola Zingaretti
Roma – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Nicola ZINGARETTI, Segretario del “Partito Democratico”, oggi 22 agosto 2019. (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Vertice di (nuova) maggioranza a Palazzo Chigi. C’è Giuseppe Conte

I nodi sono venuti al pettine nel corso di un vertice (che alcuni hanno già ribattezzato come il primo vertice di maggioranza) durato quattro ore circa. Al tavolo di uno degli uffici di Palazzo Chigi c’erano seduti Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti, Orlando e Giuseppe Conte, il nome della disputa, la chiave per il nuovo governo. Già, perché il MoVimento lo vuole come premier, ed è una condizione necessaria per l’alleanza con il Pd.

Giuseppe Conte
Fonte foto: https://www.facebook.com/GiuseppeConte64

Cade il veto su Conte ma non basta: c’è distanza tra Pd e Movimento 5 Stelle

Il problema è che non è anche una condizione sufficiente. Sembra infatti che qualcuno abbia deciso di spostare la discussione dai nomi alle idee. Il cambio di passo avrebbe portato alla luce notevoli distanze anche sul piano della politica sociale ed economica, dove si riteneva ci potesse essere quasi una comunione di idee. E invece non sarebbe così. O meglio, la situazione sarebbe più complicata del previsto.

Al Pd nella lunga trattativa sui nomi e sui ruoli andrebbe il Ministero dell’Economia. Quindi la prossima manovra economica porterebbe la firma di uno della squadra dem. E Nicola Zingaretti non ci sta a fare da prestanome a un progetto del MoVimento 5 Stelle.

Il Segretario vuole dire la sua, vuole togliere quello che non lo convince e vuole aggiungere i provvedimenti in cui crede. Nulla di nuovo in realtà, il problema è che la discussione nasce nel momento peggiore. Ossia quando il Presidente della Repubblica vuole una risposta: governo o voto. E stavolta non esistono altre concessioni.


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