Il punto del presidente americano Donald Trump sulla guerra in Iran e lo Stretto di Hormuz.
Donald Trump alza nuovamente il livello dello scontro con Teheran e ribadisce la volontà degli Stati Uniti di mantenere il controllo strategico sullo Stretto di Hormuz. Il presidente americano è tornato a definire provocatoriamente il passaggio marittimo «un nuovo territorio americano», pubblicando su Truth Social un collage nel quale l’immagine stilizzata dello Stretto compare accanto alle bandiere di alcuni territori statunitensi, tra cui Guam, Porto Rico, le Isole Vergini americane e le Samoa Americane. La provocazione arriva mentre i rapporti tra Washington e la Repubblica islamica restano estremamente tesi e le prospettive di una ripresa del dialogo sembrano allontanarsi.
Trump ha infatti smentito ancora una volta le indiscrezioni secondo cui sarebbe la Casa Bianca a cercare un incontro con i rappresentanti iraniani. «Io non voglio incontrarli, loro sì. Anzi, stanno implorando di concludere un accordo», ha scritto il presidente americano su Truth Social, contestando duramente un servizio di Fox News sulla possibilità di nuovi contatti diplomatici. Trump ha definito il reportage di Jonathan Hunt «particolarmente inaccurato» e ha attaccato anche il giornalista Bret Baier, invitandolo a «dare una regolata ai suoi lacchè». Poco dopo ha rincarato la dose con un secondo messaggio: «L’Iran è una nazione fallita!».

La posizione della Casa Bianca è stata confermata dalla portavoce Karoline Leavitt
Intervistata giovedì da Fox News, ha precisato che Washington e Teheran non stanno conducendo alcun negoziato. «Al momento non sono in corso trattative», ha spiegato, puntualizzando però che per l’amministrazione americana «tutte le opzioni restano sul tavolo». A complicare ulteriormente la possibilità di riaprire il canale diplomatico è quanto riferito dal Wall Street Journal. Secondo il quotidiano, che cita persone informate sulla vicenda, l’amministrazione Trump avrebbe respinto la possibilità di tornare all’intesa preliminare raggiunta con l’Iran lo scorso giugno. Una decisione che renderebbe ancora più difficile individuare una base condivisa sulla quale costruire eventuali nuovi colloqui.
Lo stesso Trump aveva già chiarito di non considerare urgente il ritorno al tavolo negoziale. In un’intervista ad Al Jazeera, il presidente aveva dichiarato di «non avere fretta» e soprattutto di non essersi imposto alcun limite temporale per la conclusione dello scontro con la Repubblica islamica. «Non ho una scadenza, nessuna», aveva affermato, lasciando intendere che Washington è pronta a mantenere la pressione per tutto il tempo ritenuto necessario. Secondo Trump, la combinazione tra forza militare e isolamento economico starebbe già producendo risultati. Il presidente sostiene che entrambe le strategie si siano dimostrate «efficaci» e descrive un Iran alle prese con una situazione interna sempre più difficile. A suo giudizio, l’economia della Repubblica islamica starebbe «andando in pezzi», mentre l’inflazione continuerebbe a crescere.
Trump ha inoltre accusato le autorità iraniane di «trattare molto male il proprio popolo» e di avere ucciso numerosi manifestanti. Sul fronte militare, dopo settimane di operazioni, gli attacchi americani risultano al momento sospesi. Washington, tuttavia, non considera conclusa l’opzione armata. Il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha ribadito lunedì che gli Stati Uniti non escludono nuove azioni qualora l’evoluzione della crisi lo rendesse necessario. In questo contesto il Centcom ha annunciato il completamento di un’importante operazione nello Stretto di Hormuz.
Secondo quanto comunicato dall’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando centrale statunitense, le forze americane hanno eliminato le mine navali che erano state collocate mesi fa dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica lungo le rotte internazionali.«Le rotte di transito riconosciute a livello internazionale nello Stretto sono ora libere da mine iraniane», ha affermato Cooper in un video pubblicato su X, attribuendo il risultato all’intervento delle forze armate statunitensi. La messa in sicurezza del passaggio assume un peso particolare perché Hormuz rappresenta uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di petrolio e gas.
La pressione americana si sta contemporaneamente spostando con forza sul terreno finanziario
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato lunedì l’avvio dell’«Operazione Economic Outcast», una vasta offensiva economica destinata a ridurre ulteriormente l’accesso dell’Iran ai mercati internazionali e a colpire i canali attraverso i quali il regime riesce ancora a ottenere risorse finanziarie. Bessent intende trasformare anche il prossimo G20 Finanze di Asheville, in North Carolina, in un’occasione per aumentare l’isolamento della Repubblica islamica.
Ministri delle Finanze e governatori delle banche centrali delle venti principali economie mondiali si incontreranno lunedì e martedì, in uno dei primi appuntamenti ministeriali del 2026 in preparazione del vertice dei leader del G20 che Trump ospiterà a dicembre in Florida. Durante gli incontri, la delegazione americana chiederà agli altri governi di applicare con maggiore rigore le sanzioni contro Teheran. Secondo un funzionario del Tesoro statunitense, Bessent affronterà direttamente la questione anche nei colloqui bilaterali con i propri omologhi, sollecitando una maggiore collaborazione per impedire all’Iran di aggirare le restrizioni finanziarie e commerciali. Washington sembra quindi perseguire una strategia su più livelli: controllo delle rotte strategiche nello Stretto di Hormuz, minaccia credibile di un ritorno all’azione militare e progressivo soffocamento economico della Repubblica islamica. Sullo sfondo resta la possibilità di una soluzione diplomatica, ma alle condizioni imposte dagli Stati Uniti.
Per il momento Trump non mostra alcuna intenzione di accelerare. Al contrario, sostiene che sia Teheran ad avere bisogno di un’intesa e utilizza la definizione delloStretto di Hormuz come «nuovo territorio americano» per sottolineare simbolicamente quanto siano cambiati, secondo la Casa Bianca, i rapporti di forza nella regione.