Vaccino Covid, in Italia la campagna parte a rilento. Così si rischia un flop clamoroso e l’emergenza coronavirus potrebbe essere più lunga del previsto.

Se il buongiorno si vede dal mattino, l’Italia rischia un flop clamoroso per quanto riguarda la campagna di vaccinazione: complice evidentemente il periodo delle feste, l’Italia ha usato solo il 10% delle dosi del vaccino Pfizer a disposizione. Tradotto, ha usato una dose su dieci. Nonostante Arcuri rivendichi il secondo posto in Europa per numero di vaccinati, non ci sono dubbi che la campagna di vaccinazione stia procedendo clamorosamente a rilento, e il rischio è che per uscire definitivamente dall’emergenza coronavirus ci possa volere più tempo del previsto. Con le conseguenze note in termini di decessi e in termini economici.

Vaccino Covid, in Italia la somministrazione procede a rilento

Stando ai dati della mattina del 2 gennaio, in Italia erano state somministrate 46.000 dosi del vaccino contro il Covid. 46.030 per l’esattezza. Poche, pochissime. Una percentuale vicina al 10% del totale delle dosi a disposizione del Paese. Alla sera del 2 gennaio 2021 il dato è salito a quota 72.397. Un balzo in avanti considerevole ma che non basta e non basterà per portare l’Italia fuori dall’emergenza entro la fine della prossima estate.

Vaccino
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Con meno di 65.000 vaccinazioni al giorno sarà un fallimento

L’idea che circola è che con meno di 65.000 vaccinazioni al giorno la grande campagna contro il coronavirus si risolverà in un flop clamoroso. Ovviamente bisognerà valutare l’andamento quando la macchina delle vaccinazioni sarà effettivamente in moto e procederà a regime. Ora, complici le feste, siamo in un periodo grigio, e come anticipato la sensazione è si procederà a regime solo dalla metà del mese di gennaio, quando potremo valutare l’effettiva capacità dell’Italia.

Vaccino
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Il caso dei centri vaccinali

C’è anche un altro dato che conferma la situazione complessa per l’Italia, quello legato ai centri vaccinali. Al 2 gennaio non c’è ancora un elenco completo dei centri vaccinali per la somministrazione del vaccino. E a renderlo noto è proprio il Commissario all’emergenza Domenico Arcuri.

La situazione in Europa

Nonostante sia un errore clamoroso valutare quanto stiamo bene in base a chi sta più male, per onestà intellettuale e dovere di cronaca segnaliamo che in tutta Europa la campagna di vaccinazione è partita a rilento. Anzi, nel vecchio continente l’Italia fa quasi la parte del leone. La Germania è la prima della classe ma ha problemi evidenti legati alla grande quantità di dosi arrivate in pochissimi giorni. Non il massimo insomma. La Francia invece ha somministrato pochissime dosi di vaccino per mancanza di persone da vaccinare. C’è un profondo clima di sfiducia e paura che sta tenendo le persone lontane dai centri di vaccinazione. E questo complica e non poco i piani delle autorità sanitarie locali. Nel Regno Unito si è deciso di rimandare il richiamo per dare la prima dose di vaccino a un maggior numero di persone. Scelta discutibile ma attendiamo gli effetti per poter procedere con un’analisi della strategia.

Si prospetta un 2021 complicato, all’insegna dell’emergenza coronavirus

Facendo un rapido calcolo, per arrivare a vaccinare la metà della popolazione italiana serviranno 60 milioni di dosi, considerando che la metà della popolazione (30 milioni circa) dovrà procedere con il richiamo e quindi dovrà fare di fatto due vaccini. Quindi, per arrivare a coprire la metà della popolazione italiana in dieci mesi serviranno 200.000 iniezioni al giorno. Senza considerare che il 50% della popolazione non rappresenta neanche lontanamente la soglia dell’immunnità di gregge che serve per uscire dall’emergenza.

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ultimo aggiornamento: 03-01-2021


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