Il 22 luglio 2011, l’estremista di destra Anders Breivik compiva un attentato che insanguinava la Norvegia. Prima un’autobomba a Oslo, poi la strage sull’Isola di Utoya.

Dieci anni fa Anders Breivik sconvolgeva la tranquillità della Norvegia. Con due attacchi terroristici coordinati, l’allora 32enne uccideva complessivamente 77 persone, ferendone alcune centinaia. L’autore è stato condannato a 21 anni di carcere, la pena massima prevista dall’ordinamento norvegese.

Chi è Anders Breivik

L’attentatore, nato a Oslo il 13 febbraio 1979, è stato definito come un estremista di destra: egli stesso, in sede processuale, si è dichiarato anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamista e anti-papista. Inizialmente ritenuto essere affetto da schizofrenia paranoide, è stato dichiarato “sano di mente e quindi penalmente responsabile” da una controperizia, venendogli riconosciuto solo un elevato disturbo narcisistico della personalità.

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L’autobomba a Oslo

Il primo attacco avvenne nella capitale norvegese alle 15.25, nel quartiere sede delle strutture governative: una autobomba esplose, uccidendo otto persone e ferendone 209, di cui 12 in maniera grave.

La strage a Utoya

Meno di due ore dopo l’esplosione di Oslo, l’attentatore assalta un campus organizzato dalla sezione giovanile del Partito Laburista Norvegese presso l’Isola di Utoya. Breivik prima ha ucciso con una pistola Glock i direttori del campo, che insospettiti dalle armi avevano cominciato a fargli domande, quindi si è diretto verso i giovani dai 10 ai 20 anni raccolti in un punto di ristoro, ha estratto il fucile semiautomatico (una carabina Ruger mini 14) e ha incominciato a sparare sulla folla, arrivando a uccidere 69 persone.


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