Continuano le indagini sul caso di madre e figlia avvelenate con la ricina e morte a Pietracatella. Il piano del killer e i possibili errori.
A sette mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, il giallo di Pietracatella non ha ancora un responsabile. Le indagini sul caso di madre e figlia avvelenate con la ricina, però, continuano a delineare uno scenario sempre più inquietante. L’ipotesi al vaglio degli investigatori è quella di un avvelenamento pianificato nei dettagli, con un autore che avrebbe conosciuto bene le abitudini della famiglia e le caratteristiche della ricina.

Madre e figlia avvelenate con la ricina: il piano e gli errori
Gli ultimi sviluppi sono stati analizzati durante una recente puntata de ‘La Vita in Diretta’ su Rai 1, ora menzionata da Leggo, che ha ricostruito il lavoro della Procura di Campobasso. Uno degli aspetti più delicati riguarda il tempo trascorso prima della scoperta del veleno: per due mesi e dieci giorni, infatti, la causa dei malori era stata attribuita a una grave gastroenterite. Solo successivamente, grazie agli accertamenti del professor Locatelli, è emersa la presenza della ricina.
Secondo gli investigatori, quel ritardo potrebbe aver dato un vantaggio a chi ha agito, permettendogli eventualmente di eliminare tracce o elementi utili alle indagini. Un vero e proprio piano aiutato anche, appunto, da queste tempistiche. Resta inoltre ancora aperta una delle domande principali del caso: Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita erano gli unici obiettivi? Al momento non ci sono conferme su altri possibili bersagli, ma ogni dettaglio viene analizzato per ricostruire cosa sia accaduto nelle ore precedenti all’avvelenamento.
Su cosa si concentrano gli inquirenti
L’attenzione degli inquirenti si concentra soprattutto sui cibi consumati dalla famiglia tra il 23 e il 24 dicembre. Cozze, vongole, giardiniera, calamari ripieni, dolci e altri alimenti sono stati inseriti nella ricostruzione degli ultimi pasti. I campioni disponibili sono ora sottoposti a nuovi esami, anche con il supporto degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, per verificare se la ricina possa essere stata introdotta proprio attraverso il cibo e se possano essere stati commessi errori.
Rimane invece ancora un punto da chiarire: la colazione della vigilia di Natale, sulla quale non sono emersi particolari dettagli da parte dei familiari. Gli investigatori stanno cercando di definire anche il profilo di chi potrebbe aver compiuto il gesto: una persona in grado di avvicinarsi alla famiglia senza destare sospetti e con conoscenze sufficienti sulla sostanza utilizzata.
La Squadra Mobile di Campobasso sta proseguendo il lavoro in un clima di massimo riserbo. Sono oltre 200 le persone ascoltate in questi mesi, in un paese di circa 1.200 abitanti. La convinzione degli inquirenti è che la ricostruzione sia ormai vicina a una svolta, ma manca ancora l’elemento decisivo capace di trasformare le ipotesi in una verità giudiziaria. La speranza è che il killer possa aver lasciato qualche traccia e aver commesso un errore.