Biocarburanti, lo studio TEHA Group-Eni: “Una leva per la competitività industriale e la sicurezza energetica dell’Europa”.
Presentato il 5 settembre, nell’ambito del Forum di Cernobbio organizzato da TEHA, lo studio strategico “Sustainable biofuels as a strategic lever for industrial competitiveness, energy security and decarbonization“, realizzato da TEHA Group insieme a Eni.
La ricerca analizza il ruolo dei biocarburanti prodotti da materie prime rinnovabili come soluzione già disponibile per accelerare la decarbonizzazione dei trasporti, rafforzando al tempo stesso la sicurezza energetica e la competitività industriale del continente.
Il punto di partenza: un’Europa più vulnerabile
Lo studio muove da una constatazione: dal momento in cui è stato concepito il Green Deal, lo scenario energetico globale è cambiato radicalmente. Le crisi degli ultimi anni hanno mostrato come la dipendenza da tecnologie, materie prime e capacità produttive esterne all’Europa possa generare rischi sistemici per la sicurezza energetica del continente.
Alcuni segnali sono già evidenti: nel settore automotive le importazioni di veicoli finiti sono più che triplicate tra il 2015 e il 2025, superando i 166 miliardi di euro, mentre nella raffinazione l’Europa ha perso il 21% della propria capacità produttiva dal 2009, con una stima di 90-130mila posti di lavoro qualificati andati persi.
In questo contesto, secondo TEHA Group ed Eni, biocarburanti come l’HVO (Hydrogenated Vegetable Oil) e il SAF (Sustainable Aviation Fuel) rappresentano una tecnologia già matura per diversificare gli approvvigionamenti, ridurre le emissioni lungo l’intera filiera e preservare capacità industriale e competenze nei Paesi europei, in particolare nei settori più difficili da elettrificare come il trasporto pesante su strada, l’aviazione e il trasporto marittimo. Lo studio sottolinea inoltre come i biocarburanti non vadano intesi come alternativa alla mobilità elettrica, ma come soluzione complementare, capace di liberare risorse elettriche da destinare ad altri ambiti strategici per l’Europa, come il digitale e l’intelligenza artificiale.
I “falsi miti” da sfatare
Una parte centrale dello studio è dedicata a smontare, con dati verificabili, alcune convinzioni ricorrenti nel dibattito pubblico europeo sui biocarburanti. Tre gli elementi messi in evidenza:
- Impatto immediato sulle emissioni: oltre 170 milioni di veicoli diesel in circolazione in Europa (Euro 5-V e Euro 6-VI) sono già compatibili, se validati dal costruttore, con biocarburanti come l’HVO, utilizzabile in purezza senza modifiche ai motori né alle infrastrutture di distribuzione esistenti. Anche il trasporto marittimo può beneficiarne con l’HVO puro, mentre nell’aviazione il SAF può essere miscelato fino al 50% con il jet fuel tradizionale.
- Le bioraffinerie come opportunità industriale: le conversioni già realizzate da Eni a Porto Marghera (2014) e Gela (2019) dimostrano che è possibile riconvertire siti produttivi preservando occupazione e competenze. Secondo le stime dello studio, gli investimenti privati nel settore potrebbero generare in Europa fino a 66 miliardi di euro di PIL e sostenere oltre 33mila posti di lavoro.
- Compatibilità con la produzione alimentare: oltre a oli da cucina esausti, grassi animali e residui dell’industria agroalimentare, le bioraffinerie possono lavorare oli vegetali da colture intermedie in rotazione con quelle alimentari e da terreni degradati, senza sottrarre suolo alla produzione di cibo. A livello globale il potenziale stimato equivale a circa cinque volte il fabbisogno europeo.
Le proposte per i policy maker
Lo studio si conclude con alcune indicazioni rivolte ai decisori europei, nella prospettiva di superare un approccio prevalentemente restrittivo a favore di una visione più pragmatica: valutare le emissioni lungo l’intero ciclo di vita e non solo allo scarico, sostenere la riconversione delle raffinerie esistenti in bioraffinerie, e verificare la sostenibilità dei biocarburanti attraverso dati di campo, tracciabilità e strumenti digitali, garantendo al tempo stesso flessibilità agli agricoltori.

Le voci del progetto
Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di TEHA Group, Stefano Ballista, Amministratore Delegato di Enilive, Andris Piebalgs, professore della Florence School of Regulation ed ex Commissario europeo per lo Sviluppo e per l’Energia, e Alessandro Viviani, Associate Partner e Project Leader di TEHA Group. Nei loro interventi è stato ribadito il concetto centrale dello studio: la transizione energetica europea non deve limitarsi a sostituire una dipendenza con un’altra, ma puntare su un approccio industriale e tecnologicamente neutrale, capace di coniugare decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività.