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Sparatoria Ateneo de Zamboanga: due studenti morti nel 2026
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Sparatoria all’Ateneo de Zamboanga: l’inquietante video dietro l’omicidio

Scuola - Liceo

La sparatoria all’Ateneo de Zamboanga del 18 agosto 2026 nelle Filippine: uno studente uccide un compagno e si toglie la vita. Le indagini, le armi e le responsabilità.

La mattina del 18 agosto 2026, una sparatoria sconvolse l’Ateneo de Zamboanga University, un istituto cattolico gestito dai gesuiti nella città di Zamboanga, nelle Filippine meridionali. Uno studente entrò nell’edificio scolastico con due armi da fuoco e aprì il fuoco contro alcuni compagni e un insegnante.

L’attacco provocò due morti, compreso l’autore della sparatoria, e il ferimento da arma da fuoco di un’altra studentessa. Numerosi altri ragazzi ricevettero assistenza medica per attacchi di panico, difficoltà respiratorie e lievi lesioni riportate durante la fuga.

La tragedia suscitò grande preoccupazione nel Paese, anche perché si verificò a meno di due mesi da un’altra sparatoria mortale in una scuola di Tacloban.

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Ateneo de Zamboanga: l’attacco nelle aule e la diretta trasmessa sui social

Intorno alle 7:50 del 18 agosto, un ragazzo iscritto all’ottavo anno scolastico raggiunse il campus dell’Ateneo de Zamboanga, nel quartiere di Tumaga.

Secondo le indagini successive, il giovane era arrivato a scuola utilizzando l’automobile del padre, riuscendo a introdurre due armi senza essere sottoposto ai normali controlli di sicurezza.

L’aggressore raggiunse il quarto piano dell’edificio della scuola secondaria inferiore e fece irruzione nelle aule.

Le ricostruzioni investigative indicarono che inizialmente puntò un’arma verso un insegnante, senza riuscire a colpirlo. Successivamente si spostò in un’altra classe e aprì il fuoco contro gli studenti.

Uno dei proiettili uccise un ragazzo del decimo anno scolastico, mentre una studentessa rimase ferita alla schiena.

La sparatoria venne anche trasmessa in diretta su Facebook attraverso una videocamera indossata dall’aggressore. Le immagini mostrarono momenti di panico, con diversi studenti che cercavano riparo o fuggivano dalle aule.

Poco dopo, il responsabile si tolse la vita all’interno dell’edificio scolastico.

Le autorità confermarono due decessi complessivi. Una studentessa ferita da un proiettile venne ricoverata, mentre altre 21 persone ricevettero assistenza sul posto per ansia, attacchi di panico e lievi abrasioni.

Le indagini sulle armi e le accuse al padre dello studente

Dopo l’attacco, il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ordinò un’indagine approfondita per chiarire le circostanze della tragedia e individuare eventuali responsabilità nella gestione della sicurezza.

Il 19 agosto, l’università osservò una giornata di lutto e preghiera, sospendendo le lezioni per consentire alla comunità scolastica di affrontare quanto accaduto.

Le indagini stabilirono che le armi utilizzate appartenevano al padre dell’aggressore, un funzionario del Bureau of Customs filippino.

Gli investigatori riscontrarono carenze nella custodia delle armi e nei controlli agli ingressi della scuola.

Il 26 agosto 2026, la Philippine National Police annunciò di aver concluso la propria indagine, senza trovare prove di un complotto organizzato o di un movente personale o scolastico sufficientemente documentato.

La polizia segnalò una preparazione precedente all’attacco e l’esposizione del giovane a contenuti violenti online, ma non stabilì un rapporto causale certo tra videogiochi e sparatoria.

Vennero quindi presentate denunce per negligenza con conseguenze mortali e lesioni personali contro il padre del ragazzo e un addetto alla sicurezza scolastica.

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ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2026 22:11

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