Messico, italiani scomparsi: venduti dalla polizia a un gruppo criminale

La procura del Messico ha messo sotto inchiesta 33 poliziotti, di cui tre sono stati arrestati, nell’ambito della scomparsa dei tre cittadini italiani di origini napoletane.

MESSICO – Sono quattro gli agenti della polizia locale di Tecalitlan finiti in manette nel corso dell’indagine sulla scomparsa dei tre italiani Raffaele Russo, suo figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino. I quattro sono accusati di ‘sparizione forzata’ per aver consegnato i tre uomini a un gruppo criminale locale e poi trasferiti verso sud del paese.

Potrebbe essere a una svolta l’indagine sulla scomparsa di tre cittadini italiani nel Paese del Centro America. La stampa messicana ha infatti riportato la notizia dell’arresto di tre agenti di polizia, rei di aver consegnato a un gruppo armato Vincenzo Cimmino, Raffaele e Antonio Russo. Un quarto poliziotto sarebbe ricercato. I tre italiani, rispettivamente di anni 29, 60 e 25, tutti di origine napoletana, sono scomparsi il 31 gennaio, da quando le famiglie non hanno avuto notizie.

Mistero e corruzione

L’indagine condotta dalla Procura dello stato di Jalisco si è concentrata sugli ambienti della polizia. La magistratura del Messico ha così messo sotto inchiesta 33 poliziotti di Tecalitlan. Nel Paese, la corruzione è molto alta negli ambienti delle forze dell’ordine. L’ultimo messaggio inviato da Raffaele Russo, suo figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino, è stato localizzato proprio nella zona di Tecalitlan, città a circa 700 km dalla capitale messicana, nel quale i tre affermavano di essere stati fermati dalla polizia locale. I connazionali sono operativi nel settore della commercializzazione dei generatori elettrici.

ultimo aggiornamento: 23-02-2018

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