Operazione anti-Mafia, in ginocchio il ‘re’ della fibra ottica

Maxi operazione della Guardia di Finanza, sequestrati beni per un valore di oltre 120 milioni di euro all’imprenditore Calogero Romano.

Maxi operazione della Guardia di Finanza che ha sequestrato beni per un valore di oltre 120 milioni di euro all’imprenditore agrigentino Calogero Romano, il ‘re delle telecomunicazioni’ e del settore edile.

Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Agrigento, su proposta della Procura di Palermo per un possibile rapporto tra Romano e la mafia agrigentina.

Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza avrebbero evidenziato una collaborazione tra l’imprenditore e la malavita siciliana, e proprio a questa collaborazione sarebbe dovuto il successo economico su cui si fonda l’impero Romano.

Già nel 2016 Calogero Romano era stato condannato a sei anni e sei mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa per aver contribuito al rafforzamento di cosa nostra, pur non facendone parte, fino a quando il suo principale punto di riferimento, il mafioso Ignazio Gagliardo, non entrò nel programma di protezione per i collaboratori di giustizia”.

Guardia di Finanza

Sequestrati i beni di Calogero Romano

Nel mirino delle Fiamme Gialle sarebbero finite dieci aziende e otto società, fra le quali la ditta individuale Romano Calogero operante nel settore immobiliare, la Romano s.r.l. e la mediterranea cavi s.p.a., dedite alla produzione e posa di cavi, la Romano telecomunicazioni s.r.l., la Program group racing engineering s.r.l., proprietaria dell’autodromo della Valle dei Templi, la Ierre s.r.l. e I.F.I.S. Real Estate SRL; decine di automezzi; sedici rapporti bancari; 119 immobili (tra terreni e abitazioni).

Stando alle ricostruzione degli inquirenti, Calogero Romano avrebbe goduto dell’appoggio e della protezione di esponenti della famiglia di Racalmuto per ottenere vantaggi per le proprie imprese, in particolare quelle legate al mondo dell’edilizia.

Romano avrebbe poi collaborato anche con Giuseppe Falsone, il boss di Campobello di Licata, considerato in passato il capo di cosa nostra agrigentina.

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ultimo aggiornamento: 07-03-2018

Nicolò Olia

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