Dagmar Overbye fu condannata nel 1921 per l’omicidio di nove neonati affidati alle sue cure. Confessò più delitti e potrebbe aver ucciso fino a 25 bambini.
Dagmar Johanne Amalie Overbye è considerata una delle più famigerate assassine seriali della storia danese. Nel 1921 venne riconosciuta colpevole dell’omicidio di nove bambini, uno dei quali era suo figlio. Durante gli interrogatori confessò però fino a 16 omicidi e alcune ricostruzioni le attribuiscono fino a 25 vittime. Quest’ultima cifra non fu mai dimostrata giudiziariamente.

Dagmar Overbye: gli annunci per le madri in difficoltà
Dopo essersi trasferita a Copenaghen, Overbye iniziò a entrare in contatto tramite annunci sui giornali con giovani madri, spesso non sposate e in condizioni economiche difficili. Dietro pagamento di una somma prometteva di prendere i neonati e trovare loro una famiglia. Quelle che venivano presentate come adozioni erano in realtà accordi privati senza validità legale.
Secondo quanto accertato al processo, dopo aver ricevuto i bambini Overbye poteva ucciderli anche nello stesso giorno. Utilizzò principalmente strangolamento e annegamento. I corpi venivano poi bruciati, sepolti oppure nascosti. Il primo omicidio di un bambino affidatole documentato a Copenaghen risale al 1916.
Il bambino nella stufa e la condanna a morte
Il sistema crollò nel 1920 grazie a Karoline Aagesen. La giovane aveva affidato la propria bambina a Overbye, ma il giorno successivo cambiò idea e tornò a riprenderla. Overbye fornì spiegazioni evasive sulla presunta nuova famiglia adottiva. Aagesen si rivolse alla polizia e, durante la perquisizione, furono trovati nella stufa dell’abitazione i resti della bambina.
Overbye venne arrestata il 2 settembre 1920 e cominciò a fornire agli investigatori nomi delle madri e informazioni sui bambini. Durante gli interrogatori ammise fino a sedici omicidi, ma le prove permisero di portarne nove davanti alla giuria. I periti stabilirono che, nonostante i suoi problemi psicologici e l’uso riferito di sostanze come etere e nafta, era penalmente responsabile. Un movente definitivo non venne mai stabilito.
Il 3 marzo 1921, l’Østre Landsret la dichiarò colpevole di tutti e nove gli omicidi e la condannò a morte. Circa un mese dopo la pena venne commutata nell’ergastolo, con la condizione che non potesse essere liberata. Overbye morì durante la detenzione il 6 maggio 1929, a 42 anni.
Il caso ebbe conseguenze che andarono oltre il processo. Contribuì alla legge danese del 1923 sulla supervisione dei bambini in affidamento e, secondo il Politimuseet, influenzò anche la creazione obbligatoria dei registri anagrafici comunali nel 1924. La vicenda mostrò quanto fossero vulnerabili i bambini affidati attraverso circuiti privi di reali controlli pubblici.