In Veneto si discute in Regione sul fine vita. Sul tema si è espresso anche l’ex numero uno Luca Zaia che ha dato il proprio parere.
Il Veneto torna a confrontarsi con il tema del fine vita, ovvero il suicidio medicalmente assistito. Dopo il no espresso due anni fa dal Consiglio regionale sulla proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, oggi l’Aula è chiamata nuovamente a esaminare una legge che punta a regolamentare la materia. Il nuovo passaggio arriva dopo una mobilitazione che ha consentito di raccogliere più di 9mila firme, numero necessario per depositare il testo in Commissione. Sull’argomento ha fatto parlare la posizione dell’ex numero uno della Regione, Luca Zaia.

Fine vita: la lettera di Luca Zaia
A seguire con particolare attenzione l’appuntamento è il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che da tempo sostiene la necessità di una normativa sull’accesso al suicidio assistito. Sabato, alla vigilia della discussione, Zaia ha diffuso una lettera aperta nella quale ha invitato a non trasformare il tema in una questione di opportunità politica.
“Considero profondamente improprio immaginare che una materia simile possa essere affrontata facendo calcoli di consenso”, ha scritto, criticando l’idea di cercare di intercettare le diverse sensibilità dell’elettorato o di utilizzare la sofferenza delle persone come strumento di posizionamento politico.
Secondo Zaia, inoltre, il Consiglio regionale non dovrà stabilire se il suicidio medicalmente assistito debba essere previsto in Veneto. “Esiste già nel nostro ordinamento nazionale”, ha sottolineato, ricordando che la possibilità è stata definita dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, all’interno di condizioni molto precise.
La decisione della Consulta ha stabilito che l’aiuto al suicidio, previsto dall’articolo 580 del Codice penale, non è punibile quando sono presenti contemporaneamente quattro requisiti. La persona deve essere affetta da una patologia irreversibile, questa deve provocare sofferenze ritenute insostenibili, il paziente deve essere capace di intendere e di volere e deve dipendere da trattamenti medici necessari per la propria sopravvivenza.
Il commento in prima persona
Interpellato da Fanpage.it, Zaia ha infine espresso una posizione personale, richiamando il principio della libertà individuale. “Io sono un liberale, e penso che la mia libertà finisca dove inizia la tua”, ha dichiarato. Per il presidente veneto, le istituzioni devono garantire, nel rispetto della legge, dei diritti e della dignità umana, la libertà delle persone.
Zaia ha spiegato di aver incontrato direttamente persone malate e di non ritenere possibile ignorare il problema. A suo giudizio, lasciare il fine vita senza una regolamentazione, affidandolo ai volontari e lasciando le persone nella disperazione, non sarebbe una soluzione degna di un Paese civile. “Se dovesse succedere a me io vorrei poter decidere”, ha concluso, “di certo non vorrei che qualcun altro decidesse al mio posto”.