Francesca Colavita, una delle ricercatrici che hanno isolato il coronavirus, lavora come precaria a 1.500 euro al mese circa. L’appello alle autorità: “L’Italia deve dare dignità ai ricercatori”.

L’Italia ha reagito con prontezza all’emergenza sanitaria legata al coronavirus riuscendo ad isolarlo. L’impresa, che ribadisce l’efficienza del nostro sistema sanitario, porta la firma, tra le altre, di Francesca Colavita, una ricercatrice trentenne che nel nostro paese deve fare i conti con una vita da precaria da 1.500 euro al mese.

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Ebbene sì, una delle ragazze che hanno permesso di isolare il coronavirus vive in questa situazione paradossale. Il team di lavoro, così come tutto il sistema sanitario, ha ricevuto i complimenti e la gratitudine di tutti i personaggi politici di rilievo, dalla maggioranza all’opposizione. Eppure nessuno ha fatto gesti significativamente importanti investendo nella ricerca e in una delle eccellenze italiane che ancora una volta potrebbe aver fatto la differenza.

Francesca Colavita, la ricercatrice che ha isolato il coronavirus, è una precaria da 1.500 euro al mese (circa)

Francesca Colavita, che ha isolato il coronavirus insieme con Concetta Castilletti e Maria Rosaria Capobianchi, ha parlato dell’impresa ai microfoni di Repubblica. “Sembra strano, ma studiare i virus è stimolante, è una sfida costante, una battaglia in cui stare sempre all’erta. Da parte mia, ho solo fatto il mio lavoro: quello che voglio, devo e mi piace fare. Nulla di più rispetto ai miei colleghi. In questi giorni tutto è amplificato, abbiamo avuto successo, ma la ricerca è questa“.

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Colavita: “L’Italia deve dare più dignità ai ricercatori”

Francesca Colavita non ha perso l’occasione per sottolineare come l’Italia dovrebbe investire maggiormente nella ricerca, frenata dai pochissimi fondi messi a disposizione dalle istituzioni. E lei stessa, che è tra le donne del momento, lavora per lo Spallanzani da sei anni e attualmente guadagna ventimila euro l’anno. Facendo un rapido calcolo 1.500 euro al mese circa.

“Non c’è sessismo nella ricerca, i problemi sono altri. La ricerca è importante per una nazione, e sarebbe importante fare investimenti a lungo termine per quello che riguarda i lavoratori […]. Sono sei anni che lavoro per lo Spallanzani, prima con un co.co.co, ora con un contratto annuale. Guadagno sui 20mila euro all’anno”.

L’Italia deve dare più dignità ai ricercatori. Il nostro lavoro non è un gioco: anche la più piccola ricerca è il tassello di un puzzle che porta cure ed effetti. Ma bisogna passare per i piccoli passi, esperimenti a volte molto basilari. Mi auguro che questa occasione possa contribuire a far vedere la ricerca in modo diverso”.

ultimo aggiornamento: 04-02-2020


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