Giornata Mondiale del Teatro, proteste in tutta Italia. I lavoratori dello spettacolo occupano il ‘Piccolo’ di Milano.

ROMA – Una Giornata Mondiale del Teatro con proteste in tutta Italia. Ad inizio marzo si era ipotizzato una riapertura il 27 in zona gialla per dare un chiaro segnale di speranza, ma le ultime decisioni hanno portato a confermare la chiusura di teatri e di cinema.

I lavoratori dello spettacolo occupano il ‘Piccolo’ di Milano

A Milano i lavoratori dello spettacolo hanno deciso di occupare il teatro Piccolo. Un gesto dimostrativo destinato a durare nelle prossime settimane.

Istituiamo un Parlamento culturale permanente – ha detto il Coordinamento spettacolo Lombardia, riportato da La Repubblicacome luogo di incontri, assemblee, dibattiti, laboratori e proposte artistiche, sono invitati a partecipare le lavoratrici e i lavoratori, le imprese culturali, le piccole e medie compagnie, le istituzioni e tutte le realtà che compongono il settore, per un’assunzione di responsabilità condivisa e per costruire una ripartenza sostenibile da tutti, a partire dai più fragili, considerando il lavoro come centralità e motore di tutte le categorie, non solo del settore culturale“.

Cinema
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Franceschini: “Gli aiuti non si fermano”

Proteste che hanno portato il ministro Franceschini ad intervenire con una breve nota: “In Italia doveva essere una giornata di festa – si legge – una data di prima ripartenza. Purtroppo non è così: la grave emergenza sanitaria non ha consentito la riapertura di teatri e cinema già prevista nelle zone gialle, essendo purtroppo tutta Italia zona rossa e arancione […]. Ma arriverà preso il momento in cui riapriranno e fino ad allora continueremo ad aiutare gli artisti, le maestranze e tutti gli operatori dello spettacolo e a sostenere con misure straordinarie le arti di scena. La pandemia è stata l’occasione per intervenire in via emergenziale sulle gravi lacune che da tempo questo settore soffre nelle tutele dei lavoratori. E per questo stiamo lavorando a un disegno di legge che possa finalmente correggere questi aspetti, anche raccogliendo le iniziative già presenti in Parlamento“.


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