Caso Sea Watch, il primo interrogatorio di Carola Rackete

La verità di Carola Rackete: il primo interrogatorio della Comandante della Sea Watch

Caso Sea Watch, il primo interrogatorio di Carola Rackete: “Sono entrata in porto perché non c’erano altre soluzioni possibili”

Arriva dalle colonne de la Repubblica il testo dell’interrogatorio di Carola Rackete. La Capitana era stata arrestata dai militari della Guardia di Finanza per aver disobbedito agli ordini di una nave da guerra (?) che le aveva intimato di non entrare in acque territoriali italiane.

Caso Sea Watch, l’interrogatorio di Carola Rackete

La prima fase dell’interrogatorio si concentra sull’inizio della missione e su come la Sea Watch sia andata a salvare i 53 migranti soccorsi al largo della Libia.

“Siamo stati informati da un aereo della Sar che c’era una barca in difficoltà. Era un gommone in condizioni precarie, nessuno aveva il giubbotto di salvataggio, non avevano abbastanza benzina per raggiungere qualsiasi posto. Chi guidava il gommone non aveva alcuna esperienza e nessuno strumento di navigazione”.

“Stavo aspettando la soluzione politica che mi era stata promessa […] dalla stessa Guardia di finanza, che mi diceva: “Comandante, si calmi, presto ci sarà una soluzione”. Tramite il governo tedesco, dovevano prendere i migranti e dividerseli (…). La mattina seguente mi sono alzata presto e ho chiesto ai parlamentari a bordo non c’era alcuna soluzione”.

Carola Rackete
fonte foto https://twitter.com/robertosaviano

Rackete: “Ho deciso di entrare in porto perché non c’era più alcuna opzione rimasta”

Carola Rackete ha poi parlato della decisione di non rispettare il blocco navale entrando in acque nazionali italiane.

“Ho deciso di entrare in porto alle 23, perché non c’era più alcuna opzione rimasta. Dopo tre tentativi mi ha risposto un canale radio, “Lampedusa Traffic”, quindi ho cercato di comunicare la mia intenzione, ma non parlavano inglese. […] Mi sono resa conto che non potevo navigare e parlare con loro. Come quando guidi la macchina, non dovresti usare il telefono. Ho detto per l’ultima volta che stavo andando al molo, che non potevo utilizzare la radio e che dovevano rimanere in stand-by”.

L’ultima parte si concentra sullo scontro al molo tra la Sea Watch 3 e la motovedetta della Guardia di Finanza.

“Si sono messi davanti a me, io stavo procedendo a velocità molto bassa. Poi ho girato e loro sono andati al molo. Dal ponte non puoi vedere cosa succede lateralmente. Di solito c’è una videocamera, però era rotta dall’inizio del viaggio. Mi sono spostata fuori dal ponte, per vedere se potevo andare indietro o in un altro posto del molo. Ero sicura che si sarebbero spostati loro, perché sapevano che avevo bisogno di ormeggiare”.

ultimo aggiornamento: 24-07-2019

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