Le risposte alle domande frequenti sulle varianti del Covid da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. Cosa bisogna sapere.

In Italia prosegue la campagna di vaccinazione e i dati epidemiologici mostrano un sensibile miglioramento della situazione, confermato dal fatto che all’8 febbraio quasi tutte le Regioni di trovano in zona Gialla. A preoccupare però sono le varianti del Covid, che hanno spinto diverse Regioni a creare zone rosse locali per contenere la diffusione dei contagi. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha fatto il punto della situazione rispondendo alle domande frequenti sulle varianti e smentendo alcune notizie false che circolano.

Coronavirus
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Covid, le Faq dell’Iss sulle varianti

Facciamo il punto della situazione sulle varianti del Covid prendendo in considerazione le Faq dell’Iss, ossia le risposte alle domande frequenti dell’Istituto Superiore di Sanità.

I test sono i grado di individuare le varianti?

I test vengono usati per la diagnosi, se non si basano sulla proteina spike, fanno correttamente la diagnosi; tuttavia per potere discriminare se una infezione è determinata da una variante è necessario un test specifico altamente specialistico che è detto sequenziamento, in cui si determina la composizione esatta del genoma del virus.

I farmaci e i vaccini funzionano?

Diversi studi sono in corso nel mondo per rispondere a questa domanda. Al momento i vaccini sembrano essere pienamente efficaci sulla variante inglese, mentre per quella sudafricana e quella brasiliana potrebbe esserci una diminuzione nell’efficacia. Per quanto riguarda i farmaci in uso e in sperimentazione non ci sono ancora evidenze definitive in un senso o nell’altro; tuttavia alcuni articoli preliminari indicano che alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia. I produttori di vaccini stanno anche cercando di studiare richiami vaccinali per migliorare la protezione contro le future varianti.

A livello internazionale la comunità scientifica e le autorità di regolatorie stanno monitorando attentamente come cambia nel tempo il SARS-CoV-2 (il virus che causa il COVID-19) e quanto i vaccini COVID-19 possono proteggere le persone da eventuali nuove varianti del virus man mano che compaiono.

I dispositivi di protezione individuale funzionano?

Al momento non sono emerse evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quindi quelle già in uso, l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale e l’igiene delle mani. La possibilità di venire in contatto con una variante deve comunque indurre particolare prudenza e stretta adesione alle misure di protezione.

Quali sono le varianti del Covid che preoccupano di più

Al momento sono tre le varianti che vengono attentamente monitorate e che prendono il nome dal luogo dove sono state osservate per la prima volta. In tutti e tre i casi il virus presenta delle mutazioni sulla cosiddetta proteina ‘spike’, che è quella con cui il virus ‘si attacca’ alla cellula.

La ‘variante inglese’ (VOC 202012/01) è stata isolata per la prima volta nel settembre 2020 in Gran Bretagna, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 9 novembre 2020. E’ monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata, ipotizzata anche un maggiore patogenicità, ma al momento non sono emerse evidenze di un effetto negativo sull’efficacia dei vaccini.

La ‘variante sudafricana’ (501 Y.V2) è stata isolata per la prima volta nell’ottobre 2020 in Sud Africa, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 28 dicembre 2020. E’ monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata, e perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da COVID-19.

La ‘variante brasiliana’ (P.1) è stata isolata per la prima volta nel gennaio 2021 in Brasile e Giappone. Alla data del 25 gennaio 2021 è stata segnalata in 8 paesi, compresa l’Italia.. E’ monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata e perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da COVID-19.

Di seguito tutte le risposte alle domande frequenti fornite dall’ISS.

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La diffusione in Italia

All’8 febbraio si registra una discreta diffusione delle varianti del Covid sul territorio italiano. La strategia prevede di isolare nel minor tempo possibile i casi ed evitare una diffusione capillare delle varianti, che potrebbero ostacolare il percorso verso l’immunizzazione di massa.

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ultimo aggiornamento: 08-02-2021


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