Potrebbero esserci presto nuovi problemi per Giorgia Meloni in vista della legge elettorale, ribattezzata “Melonellum”. Ecco perché.
Al netto di qualche polemica per quanto successo durante le sue vacanze, Giorgia Meloni si sta godendo ancora qualche ora di riposo. Anche perché, a quanto pare, il ritorno a lavoro sarà ricco di impegni e pressione. In modo particolare, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, citato anche da Dagospia, sarà la legge elettorale e il ribattezzato “Melonellum” a darle qualche grana.

Giorgia Meloni: il doppio pericolo
Stando a quanto riferito da Il Fatto Quotidiano, Giorgia Meloni potrebbe ricevere una sorta di doppio attacco a proposito della legge elettore. Un primo fronte contrario è quello che si era già palesato durante la campagna del “No” al Referendum. “La base già c’è ed è costituita dalla rete che ha portato avanti la campagna per il No al referendum. C’è già stata una prima manifestazione a Roma, il 30 giugno, organizzata da Roberto Zaccaria, che è uno dei coordinatori di Costituzione e Democrazia”, ha fatto sapere il Fatto spiegando che “[…] un’altra ci sarà a Milano il 28 settembre alla Camera del Lavoro”.
La mossa di 150 avvocati
Ma la vera mossa che potrebbe dare problemi alla Premier riguarda quello che starebbero facendo 150 avvocati: “Nel frattempo, 150 avvocati coordinati da Enrico Grosso – che è stato il presidente del Comitato del No – stanno cercando di individuare i punti deboli della legge elettorale da sottoporre alla Consulta”.
Il Fatto ha aggiunto: “Come spiega Pietro Adami (l’avvocato del Comitato dei 15 giuristi che aveva promosso la raccolta delle firme per il referendum) sotto osservazione non ci sono solo la questione delle preferenze (che in realtà potrebbero essere introdotte nel passaggio in Senato, nonostante la bocciatura che c’è stata alla Camera) e il premio di maggioranza, ma anche il listone bloccato, ovvero un elenco di candidati – concordato preventivamente dai partiti della coalizione – che entrano in Parlamento secondo l’ordine stabilito”.
Da quanto si apprende, l’obiettivo è quello di “presentare i ricorsi in una quindicina di distretti giudiziari diversi, magari confezionando più testi. Bisogna aspettare la versione definitiva della legge: secondo Zaccaria ragionevolmente dovrebbero essere consegnati entro il 15 dicembre, o comunque due mesi dopo l’approvazione definitiva”.