Nel 1925 Alves dos Reis convinse la tipografia ufficiale della Banca del Portogallo a stampare 200.000 banconote da 500 escudos grazie a documenti falsificati.
Nel 1925, il portoghese Artur Alves dos Reis mise in atto una delle più audaci frodi finanziarie del Novecento. Il suo piano non consisteva nel riprodurre clandestinamente delle banconote, ma nel convincere la tipografia ufficiale della Banca del Portogallo a stamparle utilizzando documenti falsificati. Il risultato furono banconote materialmente identiche a quelle autentiche, ma emesse senza alcuna autorizzazione della banca centrale.

Documenti falsi per ottenere banconote autentiche
Reis preparò documentazione che faceva apparire come autorizzata dalla Banca del Portogallo un’operazione destinata, secondo la falsa versione presentata, a finanziare lo sviluppo dell’Angola portoghese.
Attraverso alcuni intermediari, tra cui Karel Marang, la documentazione arrivò alla società britannica Waterlow & Sons, che già stampava le banconote portoghesi. Convinta della legittimità dell’ordine, l’azienda produsse 200.000 banconote da 500 escudos, per un valore nominale complessivo di 100 milioni di escudos.
La particolarità rese la frode difficilissima da individuare: carta, tecniche di stampa e matrici erano quelle ufficiali. Il problema erano i numeri di serie, che duplicavano quelli di banconote già legittimamente emesse.
Con parte del denaro Reis e i suoi collaboratori crearono nel giugno 1925 il Banco de Angola e Metrópole. Reis iniziò inoltre ad acquistare azioni della stessa Banca del Portogallo, nel tentativo di aumentarne progressivamente il controllo.
I numeri di serie duplicati fanno crollare il piano
Nel corso del 1925 le operazioni del Banco de Angola e Metrópole suscitarono sospetti. Il quotidiano O Século iniziò a indagare sull’origine dei grandi capitali utilizzati dalla banca.
All’inizio di dicembre 1925, controllando le banconote da 500 escudos, vennero finalmente individuati esemplari con numeri di serie identici. La frode divenne pubblica e la Banca del Portogallo ritirò dalla circolazione tutte le banconote di quel taglio, sostituendole.
Reis venne arrestato nel dicembre 1925. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, nel maggio 1930 fu riconosciuto colpevole e condannato a 20 anni di carcere. Venne liberato nel 1945.
La vicenda passò alla storia perché le banconote ottenute da Reis non erano rozze contraffazioni: erano state prodotte dalla vera tipografia, con mezzi autentici, sulla base di un’autorizzazione che invece era completamente falsa.